Convegno catechisti. Una comunità si interroga

Sabato 14 ottobre, al Centro Famiglia di Nazareth, si è tenuto il convegno diocesano dei catechisti: «Quando la chiesa fa i sacramenti» al quale abbiamo partecipato come parrocchia.

Per non lasciare che le parole dette ci scivolassero addosso senza penetrare nel profondo ci siamo chiesti: quali frutti possiamo raccogliere da questo incontro?

Per rispondere ci siamo lasciati interpellare dalle due domande che ci sono state consegnate.

La prima: che cosa ci ha affascinato di questo modo di intendere la liturgia?

-La liturgia è vita e non un’idea da capire. Non è adempimento di un precetto, non è atto etico ma atto simbolico da accogliere e gustare.

 -La Liturgia è una esperienza sensibile: udire, vedere i gesti e i segni, toccare, mangiare e bere. E’ fatta di gesti elementari: nascita di un bambino, accoglienza di un ospite. C’è acqua, c’è profumo, c’è pane. La liturgia è fede dell’esperienza reale.

-La liturgia è viva. Proprio perché è azione di Cristo e della Chiesa, trasforma lo strato profondo della nostra identità e ci apre ad una identità che ancora non conosciamo, ci orienta a un futuro che è il futuro di Dio.

L'esperienza di Chiesa ha la forma del benedire: noi lo impariamo dalla liturgia. La Liturgia ci plasma.

-La Liturgia è la prima porta di accesso al cammino della fede.

Il fatto che catechesi e liturgia sono intimamente legate lo abbiamo iniziato a sperimentare nella nostra parrocchia, nel cammino di preparazione al battesimo, rivolto ai genitori e ai padrini/madrine. La catechesi si svolge su due incontri: nel primo vengono approfonditi i significati dei vari segni che si compiono nel battesimo (segno di croce, unzione, acqua) in uno stile di piccoli laboratori. Nel secondo incontro abbiamo scelto di preparare una piccola celebrazione che ci aiuta a rivivere e gustare il bellissimo rito del battesimo che abbiamo ricevuto. Da questa esperienza abbiamo sperimentato come proprio la liturgia ci fa entrare nel mistero di Dio, più di tanti discorsi, più di tante spiegazioni. Come ha detto Papa Francesco in occasione della settimana Liturgica Nazionale, ‘lasciarsi portare al mistero ed essere nel mistero’.

La seconda consegna: quale passo in avanti, in ordine al cambiamento, vorrei chiedere alla mia comunità?

A questa domanda vorremmo rispondere cogliendo la provocazione che ci è stata lanciata: è davvero utile avere tante messe la domenica? Perché non pensare di celebrare un’unica messa per tutta la comunità parrocchiale, preparata magari da una commissione liturgica insieme al parroco e celebrata dalla comunità riunita. Proprio come in famiglia ci sono dei momenti che vanno vissuti insieme, così sarebbe bello avere un momento comunitario in cui tutti ci ritroviamo, dal neonato all'anziano, al giovane.

Utopia? Per fare questo è richiesto il coraggio di stravolgere le nostre abitudini, i nostri schemi, la nostra pigrizia. A guadagnarci sarebbe certamente un maggior senso della comunità, non più una celebrazione ritagliata sul singolo ma una festa della famiglia dei figli di Dio che ci insegna e ci invita ad uscire fuori: non ha senso spezzare il pane nel rito se non lo si fa nella vita.

Catechisti della comunità parrocchiale di Maranello

Convegno catechisti 2017/testi

Sono disponibili anche i file audio del convegno. Li trovate alla voce "Downloads".

Oppure cliccando:

Introduzione

Intervento don Ivo Seghedoni

Intervento Andrea Grillo

Intervento Erio Castellucci

Domande e risposte conclusive

 

Chi desiderasse i testi o gli schemi delle relazioni del convegno catechisti 2017 può scaricare il file cliccando qui.

Il commento al "vigneto rosso" di Van Gogh che ha accompagnato la preghiera conclusiva lo trovate cliccando qui.

Quando la liturgia ci "scuote".

«Quando la chiesa fa i sacramenti»: questo il titolo un po’ provocatorio del convegno diocesano dei catechisti celebrato sabato 14 ottobre al Centro Famiglia di Nazareth. Attraverso una tavola rotonda che ha riunito il liturgista Andrea Grillo, Don Ivo Seghedoni, parroco della parrocchia di San Pio X, e il nostro vescovo Erio Castellucci, i catechisti intervenuti sono stati invitati ad interrogarsi sul come pensiamo e viviamo l’esperienza sacramentale. In particolare, una domanda ha fatto da sfondo alla riflessione: «Come le nostre comunità celebrano e quanto il nostro stile celebrativo incide nel costituirci comunità e nell’iniziare alla fede?»
Prossimità, reciprocità e creatività sono state le parole chiave che hanno scandito gli interventi di don Ivo prima e di Andrea Grillo poi, chiosati da alcune sottolineature del nostro arcivescovo. Don Ivo ha ripercorso le vicende che - a  partire dalla esperienza traumatica del terremoto del 2012 - hanno condotto la comunità parrocchiale di San Pio a chiudere la propria chiesa e celebrare - per circa un anno - nei locali parrocchiali, e come questo evento sia stato di stimolo a ripensare al proprio stile celebrativo; come - nonostante la rinuncia agli spazi celebrativi consueti - la comunità abbia maturato la consapevolezza che alcuni aspetti decisivi della liturgia andassero salvaguardati perché capaci di dare forma alla vita cristiana. Ecco allora l’importanza della prossimità, cioè il tenere vivo il contatto tra le persone, il gustare il gesto del radunarsi e il raccoglimento; la reciprocità come attenzione all’altro e alla dimensione comunitaria del rito, evitando una visione individualista della messa; la creatività come capacità di vivere gli spazi, i movimenti, le azioni.  Questa fedeltà ad alcuni principi irrinunciabili ha avuto come esito ultimo quello di decidere di ripensare totalmente lo spazio liturgico della chiesa, con un nuovo orientamento della assemblea, dell’altare e del battistero. Questa particolare esperienza si è rivelata, pertanto, una occasione propizia per re - iniziare alla liturgia la comunità, scoprendone - o riscoprendone - tutta la forza vitale e la capacità di rigenerare nuovamente alla fede gli adulti e i bambini che vi partecipano.
Andrea Grillo, riprendendo queste parole chiave, ci ha invitato ad allargare lo sguardo e a cogliere come la chiesa abbia solo recentemente riscoperto la preziosità di una liturgia che sappia valorizzare le esperienze elementari della vita umana. Azioni come radunarsi, cantare, pregare assieme, ascoltare  e lodare, muoversi, mangiare e bere, non sono semplici gesti che arricchiscono i riti, quasi che ciò che conta sia, in ultima analisi,«capire» con la mente il mistero celebrato. Al contrario, proprio il vivere con profondità queste «azioni umane», permette di entrare nel mistero della Pasqua di Cristo. Si tratta di una autentica svolta liturgica che ha preso il via solo un secolo fa ed esige un paziente lavoro di recezione, e di iniziazione ad uno stile celebrativo che abbiamo imparato a conoscere solo da cinquant’anni. Anche nella catechesi, quindi, occorre assumersi il coraggio di introdurre, pazientemente, alla ricchezza dei gesti liturgici, non come mera ripetizione di un rito, ma come «graduale» immersione nella vita comunitaria dove si respira la presenza sempre nuova del Risorto.
Occorre, in sostanza un altro «terremoto». Quello che ci permette di abbandonare alcuni stilli  celebrativi, alcune «pretese» che ci accompagnano da lungo tempo, alcuni «diritti acquisiti» che in realtà impoveriscono il nostro celebrare invece di esaltarlo e rispettarlo.
Anche a livello catechistico possiamo finalmente liberarci da alcune «cattive abitudini». Come raggruppare i bambini tutti assieme nei primi banchi per permettere loro, invece , di vivere la celebrazione con e attraverso i propri genitori.
Possiamo abbandonare la preoccupazione di fare del catechismo l’occasione per spiegare i sacramenti perché capiscano la messa, per accompagnarli invece a sperimentare la bellezza di certi gesti essenziali capaci di stupire e rivelare qualcosa di Dio. Possiamo evitare di doverci inventare sempre qualcosa di nuovo per attrarre l’attenzione, quasi che la «partecipazione» significasse dare a ciascuno (o ai bambini) qualcosa da «fare».
Possiamo, in sintesi, dare fiducia alla nostra umanità, accompagnandola e affinandola perché possa «sentire», attraverso tutti i sensi coinvolti la presenza «toccante» del Signore.
Il convegno è stato così l’occasione per costringerci ad alcuni «spiazzamenti» che chiedono di essere accolti, meditati e resi prassi concreta nelle nostre liturgie e nella nostra iniziazione cristiana. Se avremo questo «paziente coraggio», scopriremo la forza di un patrimonio liturgico troppe volte soffocato dalla povertà dei gesti.

Il programma Pastorale dell'UCD

In questo anno pastorale nel quale il nostro vescovo Erio desidera attirare la  nostra attenzione sulla realtà delle parrocchie, risuona pressante l’invito a rimettere al centro le esperienze essenziali della vita comunitaria, senza le quali anche le strutture e le iniziative parrocchiali si rivelano senza voce e incapaci di imprimere la forza del vangelo.
Così affermava il vescovo alla tre giorni pastorale del giugno scorso:
“Qual è l’essenziale? Gli elementi essenziali della comunità sono semplicemente Gesù e un gruppo, anche minimo, di discepoli riuniti nel suo nome. Ma riunirsi nel suo nome non significa semplicemente mantenere un buon ricordo e neppure solo una bella dottrina, ma una presenza viva; non l’adesione ad un saggio insegnamento, ma la fede nella presenza del Risorto è ciò che caratterizza i discepoli di Gesù e ne fa una comunità riunita nel suo nome.”
La stessa evangelizzazione e i percorsi di IC non possono quindi prescindere da una vita liturgica capace di generare e rigenerare la comunità cristiana e sempre nuovi credenti. Non possiamo infatti pensare che la catechesi e l’annuncio, oggi, siano semplicemente finalizzate a preparare ai sacramenti,  ma si tratta di attivare processi di iniziazione alla fede che permettano di immergersi continuamente nella vita del Risorto. Questa esperienza esige una cura e una attenzione particolari a come le nostre comunità partecipano alla liturgia e in particolare alla eucarestia domenicale.
Questo tema, già al centro della riflessione dell’UCD lo scorso anno, chiede di essere approfondito. Riteniamo che una seria riflessione sulla liturgia e i sacramenti della IC, permettano di imprimere nuova linfa ai nostri percorsi e di ricentrare costantemente l’annuncio sugli adulti. Sono infatti questi ultimi  i primi a poter riconoscere e sperimentare tutta la forza vitale di una partecipazione “piena, consapevole ed attiva” alla liturgia.
Pertanto già col prossimo convegno dei catechisti del 14 ottobre intendiamo avviare la riflessione attraverso una tavola rotonda che vedrà dialogare un parroco, un liturgista e un vescovo. Don Ivo Seghedoni, Andrea Grillo ed don Erio Castellucci  si interrogheranno e ci interpelleranno su cosa significhi una “comunità riunita” che si rinnova attraverso la vita liturgica.

La riflessione sui sacramenti della IC continuerà attraverso il corso base per i catechisti programmato nei giovedì di novembre

Tre sono le piste che desideriamo percorrere nel rimettere al centro il tema:
Quella antropologica, domandandoci cosa l’esperienza liturgica e sacramentale dicono dell'uomo e all’uomo di oggi.
Quella cristologica, domandandoci che cosa ci raccontano di Gesù Cristo e a quale esperienza viva del Risorto ci introducono.
Quella ecclesiologica e cioè come la chiesa si rinnova mentre li celebra.
In particolar modo su questo ultimo aspetto sarà lo stesso vescovo Erio a guidarci nella riflessione intervenendo giovedì 30 novembre.

Anche quest’anno sarà attivato il laboratorio teatrale di primo livello per  catechisti. “Il mantello infuocato” è un percorso  in cinque serate che introduce i partecipanti alla valorizzazione dell’arte teatrale e della narrazione per l’approfondimento e l’interiorizzazione delle pagine bibliche.
Si svolgerà nei mesi di febbraio-marzo. Occorre iscriversi perché i posti disponibili saranno solo 18.
Le iscrizioni a questo laboratorio si apriranno a novembre.

Prosegue poi il percorso di formazione all’accompagnamento degli adulti “Nicodemo”. Da febbraio a maggio si svolgeranno i laboratori del II anno del triennio, finalizzato in particolar modo ad abilitare i partecipanti alla programmazione e realizzazione di percorsi ed incontri con gli adulti.

Il consueto appuntamento dei “Cresimandi” con il nostro arcivescovo è fissato per sabato 10 marzo 2018, dalle 15 alle 17, al PalaPanini,

Infine, sul nostro sito troverete lungo l’anno liturgico e in prossimità dei “tempi forti” (Avvento, quaresima,…) delle schede di valorizzazione di una opera d’arte.
Schede per la valorizzazione dell’arte lungo l’anno liturgico curate dalla Commissione per l’annuncio attraverso l’arte

Per le informazioni sulle date e il materiale scaricabile, cliccate qui.
Per contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Convegno catechisti 2017

Nell'ambito della riflessione sulla parrocchia che sarà al centro del prossimo anno pastorale, risuona come una questione centrale quella della vita sacramentale delle nostre comunità. Possiamo infatti affermare che le nostre celebrazioni sono davvero capaci di "iniziare e re-iniziare" alla fede? Occorre riflettere e ripensare le nostre esperienze celebrative per ritrovare quei criteri e quelle dinamiche capaci di sprigionare tutto il potenziale delle nostre liturgie e dei sacramenti, soprattutto della Iniziazione Cristiana. Forse riscopriremo quanto le nostre celebrazioni hanno la forza di accendere e nutrire la fede dei ragazzi e dei genitori.

Il Convegno dei catechisti intende affrontare proprio questa domanda. Interverranno Andrea Grillo, liturgista e professore presso il Pontificio Istituto S. Anselmo di Roma, don Ivo Seghedoni, parroco della parrocchia di S. Pio X e catecheta, e don Erio, nostro vescovo e teologo molto sensibile ai temi della parrocchia e della evangelizzazione.

La tavola rotonda che intendiamo proporre ci aiuterà ad approfondire da diverse prospettive la fecondità della liturgia e dei sacramenti per una vera iniziazione alla fede.

Il convegno, aperto a tutti i catechisti diocesani, si svolgerà sabato 14 ottobre, al Centro Famiglia di Nazareth, dalle 14.45 alle 18.00